Cos’è l’intelligenza artificiale?
È difficile offrire una definizione che sia al contempo chiara ed esauriente del concetto di intelligenza artificiale. Genericamente, con l’espressione intelligenza artificiale (artificial intelligence, AI) si intende la possibilità da parte di un sistema artificiale (in extremis un computer) di compiere attività che normalmente richiedono funzioni cognitive tipiche dell’intelligenza umana come il ragionamento, la risoluzione di problemi, la presa di decisione in condizioni di incertezza, e la creatività.
Nata inizialmente come branca dell’informatica, l’AI è di fatto un dominio della conoscenza oggi estremamente ampio ed eterogeneo, che accoglie al suo interno contributi afferenti a discipline diverse (computer science, data mining, machine learning, cognitive sciences, …).
Va osservato come attualmene l’espressione intelligenza artificiale, per quanto evocativa, venga ampiamente abusata nel linguaggio quotidiano e dei mass media, e appaia più che mai inadeguata a descrivere la varietà e la complessità delle diverse e specifiche declinazioni che appartengono a quest’ambito.
In genere, quando si afferma che uno strumento è “basato sull’AI” o “dotato di AI”, si fa implicitamente riferimento ad una serie di requisiti minimi che riguardano la possibilità di svolgere determinati compiti in modo automatico, veloce, efficiente, e con progressivo miglioramento delle prestazioni nel tempo.
Adottando questa definizione assai generica si può riconoscere come l’AI sia già parte integrante di molti strumenti o servizi di uso quotidiano, dai motori di ricerca, ai traduttori automatici, a molti software in uso nell’ambito medico, e in particolare radiologico.
Nella pratica, il grado con cui questi strumenti si avvicinano a simulare le funzioni dell’intelligenza umana è estremamente variabile, e dipende dalla specifica architettura con cui essi sono progettati.
L’intelligenza artificiale viene già utilizzata in medicina?
Sì. L’applicazione dell’AI in ambito sanitario sta vivendo un periodo di grande fermento. L’intelligenza artificiale gioca già un ruolo di rilievo in diversi ambiti: gestionale, diagnostico, di ricerca.
L’intelligenza artificiale viene già utilizzata in radiologia?
La radiologia e i radiologi sono certamente alla frontiera dell’innovazione per quanto riguarda l’applicazione dell’intelligenza artificiale in medicina. Attualmente ci sono diversi esempi di software basati su algoritmi di AI che vengono impiegati con successo nei reparti di radiologia.
Si distinguono due ambiti principali:
- Miglioramento delle immagini. Tutte le indagini radiologiche iniziano con l’acquisizione delle immagini. I dati grezzi vengono poi rielaborati (ricostruiti) attraverso software dedicati, e resi disponibili al radiologo nella forma finale per la valutazione. Molte aziende hanno sviluppato software che implementano algoritmi basati sull’intelligenza artificiale per ottimizzare questa fase del processo, ottenendo risultati notevoli nel miglioramento della qualità dell’immagine e, di conseguenza, delle prestazioni diagnostiche.
- Supporto nella diagnosi. Sono stati sviluppati numerosi applicativi allo scopo di supportare il medico nell’interpretazione delle immagini radiologiche. I primi software erano mirati al riconoscimento automatico delle anomalie ed erano complessivamente definiti CAD (computer aided detection). Attualmente la ricerca va nella direzione di implementare funzioni sempre più sofisticate che consentano non solo di identificare ma anche di caratterizzazione tali alterazioni. Per esempio, in ambito oncologico, distinguendo tra i diversi sottotipi di lesioni, quelle a maggiore rischio di malignità. Obiettivo ancor più ambiziosoc ma realisticamente alla portata è quello di estrapolare dalle caratteristiche dell’immagine informazioni di tipo istologico e molecolare. Seguendo questo trend, la radiologia potrebbe presto dotarsi di strumenti basati sull’AI in grado di integrare informazioni di tipo clinico e radiologico per fornire risultati di carattere predittivo (risposta alla terapia) e prognostico (previsione del decorso).
I programmi basati sull’AI sostituiscono il lavoro del radiologo?
Attualmente la risposta è no. I software di supporto alla diagnosi assistono il radiologo nella sua attività ma in nessun caso sostituiscono il ruolo del medico. I processi decisionali in medicina sono sempre il risultato dell’integrazione di informazioni di varia natura e la complessità dei fattori in gioco (compresi gli aspetti relazionali), non può essere esaurita dall’intervento di un software. È realistico immaginare che in un prossimo futuro gli strumenti basati sull’AI si sostituiscano al radiologo in alcuni compiti particolarmente ripetitivi e gravosi, lasciando al radiologo il compito di supervisore e decisore finale nei casi più complessi, liberando peraltro risorse da dedicare ad altri aspetti dell’attività clinica, quali il rapporto con il paziente.